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Viaggio enogastronomico: le 7 mete dove mangiare e bere da sogno in centro Italia

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Una foto di due calici di vino rosso in una vigna viaggio enogastronomico Aggiornato il 10 Febbraio 2026
di Angelica Losi
Tra Umbria, Toscana e Marche ci sono posti dove si mangia sul serio e si beve ancora meglio: ecco 7 mete dove organizzare un viaggio enogastronomico in Italia all'insegna della tradizione

L’Italia è tutta da scoprire e dal punto di vista enogastronomico custodisce tesori unici. Un tour tra le 7 mete dove mangiare e bere da sogno in centro Italia dà modo di assaporare i piatti più gustosi e i calici di vino legati al territorio. Preparati a un viaggio dove ogni tappa è un'esperienza che coinvolge tutti i sensi. Dalle colline umbre ai borghi viterbesi, passando per le vigne marchigiane: ecco 7 destinazioni che faranno impazzire il tuo palato.


Montepulciano

Hai presente quell'idea da cartolina della Toscana? Ecco, resettala. Arrivi a Montepulciano e capisci subito che qui il vino non scherza. Il Nobile di Montepulciano, DOCG dal 1980, è il primo vino italiano a ottenere questo riconoscimento insieme al Barolo e al Brunello. Mica pizza e fichi.
Le cantine storiche si aprono sotto i palazzi rinascimentali del centro. Scendi nelle grotte di tufo e ti ritrovi circondato da botti che hanno visto passare generazioni di enologi. La Cantina Contucci, attiva dal 1700, è un museo vivente dove assaggi vini che hanno più classe di molti esseri umani che conosci.

Oltre al vino stupisce in cucina… hai mai gustato un piatto di pici all’aglione? Sono spaghettoni spessi fatti a mano, conditi con un sugo di pomodoro e aglio gigante della Valdichiana. Non perderti nemmeno la porchetta local che qui preparano seguendo ricette medievali: maiale intero farcito con aglio, finocchietto selvatico, rosmarino e pepe.

Il consiglio del pro? Fai l'aperitivo al tramonto in piazza Grande, con vista sulla Val d'Orcia. Calice di Rosso di Montepulciano in mano (il fratello minore del Nobile, più giovane ma ugualmente godibile), tagliere di pecorino e prosciutto toscano. Ecco, questo è vivere.
Dopo aver fatto giustizia di pici e porchetta, serve una camminata digestiva. E Montepulciano ti regala scorci che meritano ogni passo in salita. Il Duomo conserva un trittico del Taddeo di Bartolo che vale la visita, ma è la salita al campanile del Palazzo Comunale che ti ripaga davvero: 360 gradi sulla Val d'Orcia e sulla Valdichiana, con vista fino al Trasimeno se la giornata è limpida.

Poi scendi verso il Tempio di San Biagio, capolavoro rinascimentale progettato da Antonio da Sangallo il Vecchio. E un'ultima chicca? Organizza una passeggiata a cavallo tra i vigneti... è indimenticabile. 


Montefalco

Qualcuno soprannomina Montefalco come la ringhiera dell’Umbria perché dalle sue mura vedi praticamente metà regione. Ma chi viene qui lo fa soprattutto per una cosa: il Sagrantino. Questo vino rosso tannico, potente, quasi aggressivo, è diventato un cult tra gli appassionati. Un tempo lo producevano solo i monaci per la messa, ora è uno dei rossi più interessanti d'Italia.
Le cantine qui sono piccole, familiari, gestite da gente che ti racconta la vigna come se parlasse di un parente. Nelle cantine puoi fare degustazioni abbinate a formaggi locali e salumi della tradizione umbra. Il Sagrantino Passito, versione dolce ottenuta da uve appassite, chiude il pasto meglio di qualsiasi dessert.
E a proposito di cibo: hai mai sentito parlare degli strangozzi al tartufo? Sono pasta fresca umbra, simile agli spaghetti ma più rustici, che qui servono con tartufo nero di Norcia grattugiato sopra fino a coprire completamente il piatto. Oppure prova la torta al testo farcita con salsiccia e verdure saltate: è la versione umbra dello street food, quella cosa che mangi per strada e ti chiedi perché non la fanno anche dalle tue parti.

Gia che sei qui non perderti il Museo di San Francesco. Gli affreschi di Benozzo Gozzoli dedicati alla vita di San Francesco coprono l'intera abside e sono di una bellezza che ti fa venire il torcicollo a forza di guardare in su. Colori vividi, dettagli che sembrano dipinti ieri, espressioni dei volti che raccontano storie.
La chicca? Nella stessa struttura museale trovi anche una pinacoteca con opere dal XIII al XVIII secolo e una sezione archeologica con reperti romani.


Viterbo

Usciamo dai radar più scontati e scendiamo nel Lazio. Viterbo è la città dei Papi, ma per noi è la città della Susianella. Mai sentita? È un salume presidio Slow Food, fatto con le frattaglie, dal sapore antico, ferroso, incredibilmente complesso.  O la ami o la odi. Io scommetto che la amerai.

In cucina d domina la tradizione contadina, quella vera, non quella reinventata dai ristoranti gourmet. L'acquacotta, per esempio: una zuppa povera di pane raffermo, verdure selvatiche, pomodoro e uovo.

Il vino? L'Est! Est!! Est!!! di Montefiascone ha una storia fantastica: un vescovo tedesco del XII secolo mandava avanti il suo servitore a segnare con "Est" (c'è) le locande con il vino buono. A Montefiascone il poveretto si entusiasmò talmente tanto che scrisse tre volte "Est". Il vescovo arrivò, bevve, e morì lì. Leggenda o no, il vino bianco di Montefiascone è fresco, beverino, perfetto con i piatti di lago.
Dopo esserti abbuffato di lombrichelli e coregone, il corpo chiede una pausa. E Viterbo sa come dartela: le Terme dei Papi sono un complesso termale dove le acque sulfuree sgorgano a 58 gradi. Piscine fumanti all'aperto, grotte di vapore, fanghi che promettono miracoli. E già che sei da queste parti, fai un salto alle necropoli etrusche di Tarquinia o Cerveteri. Tombe dipinte, sarcofagi, misteri di una civiltà che beveva vino già tremila anni fa. Insomma, la Tuscia non è solo cibo: è un viaggio nel tempo con pause termali.


Jesi

Le Marche sono la regione più sottovalutata d'Italia, punto. E Jesi, nella provincia di Ancona, è la capitale del Verdicchio dei Castelli di Jesi, uno dei bianchi più versatili che ci siano. 

Le cantine sparse tra le colline producono anche versioni riserva e passiti che competono con i grandi bianchi nazionali. 

A tavola si difende benissimo. Il ciauscolo, salame morbido spalmabile fatto con carne di maiale, è talmente buono che diventa pericoloso: ne prendi una fetta, poi un'altra, e prima che te ne accorgi hai finito mezzo filone di pane. I vincisgrassi, versione marchigiana delle lasagne con ragù bianco e tartufo, sono un'opera d'arte culinaria che merita pellegrinaggio.


Orvieto

Orvieto conquista prima lo sguardo per la sua posizione arroccata su una rupe di tufo, capisci che è un posto speciale. E infatti lo è: il Duomo è uno dei più belli d'Italia, ma il vero capolavoro sta sottoterra.
Sottoterra è tutta da scoprire: il pozzo della Cava ti porta a scoprire la storia. Scavi etruschi, pozzi medievali, cunicoli che attraversano la rupe: questa grotta privata aperta al pubblico è un viaggio nella stratificazione storica di Orvieto. Il pozzo principale scende per 36 metri scavati a mano nel tufo. E pensare che ce ne sono centinaia così sotto la città.
Con la Orvieto Card conviene muoversi senza fretta e con un po’ di metodo. Un unico biglietto apre le porte ai luoghi simbolo della città. Si scende nel Pozzo di San Patrizio, capolavoro di ingegneria rinascimentale: due scale elicoidali, mai un incrocio, luce che filtra dall’alto. Poi il Duomo di Orvieto, con la Cappella di San Brizio e gli affreschi potenti di Luca Signorelli, che non hanno bisogno di presentazioni.

C’è anche la salita alla Torre del Moro: pochi minuti di gradini, la città ai piedi e la campagna tutt’intorno. Infine il Museo Archeologico Nazionale di Orvieto, per rimettere insieme i pezzi della storia, dagli Etruschi in poi. Tutto nello stesso percorso. Tutto con lo stesso biglietto.

La città è bucata da centinaia di grotte, pozzi, cantine scavate nel tufo già in epoca etrusca. Molte di queste oggi sono cantine dove invecchia l'Orvieto Classico, vino bianco secco che qui producono da secoli. La versione superiore ha una complessità che sorprende, con note floreali e minerali che vengono proprio dal terreno vulcanico.

E per mangiare? Qui regna il Cinghiale. In umido, nel ragù per le pappardelle o trasformato in salsicce secche che trovi appese in ogni norcineria del centro. Ma non dimenticare l'Umbrichello (sì, somiglia a quello di Viterbo, le zone si toccano) condito con il tartufo nero di queste valli.


Chianti

Il Chianti è forse la zona enogastronomica più famosa d'Italia. Se sai dove andare, trovi autenticità anche in mezzo al flusso di visitatori internazionali.

Il Chianti Classico DOCG, quello con il Gallo Nero in etichetta, è un vino che non ha bisogno di presentazioni. Ma qui producono anche vini meno conosciuti come il Vin Santo del Chianti Classico, dolce da dessert che dovresti assolutamente provare con i cantucci. La bistecca alla fiorentina è ovviamente la regina della tavola: almeno un chilo di carne di razza chianina, cottura rigorosamente al sangue, sale grosso e olio extravergine toscano.

Ma il Chianti è anche pappa al pomodoro, ribollita, panzanella, crostini neri di milza, fegatelli. È quella cucina povera diventata ricca per forza di gusto e tradizione. Nelle trattorie di Greve, Radda, Castellina trovi ancora la nonna in cucina e il nipote che serve ai tavoli.

Le pievi romaniche sparse per le campagne sono piccoli gioielli: Pieve di San Leolino a Panzano, Pieve di Santa Maria a Spaltenna, Pieve di San Giusto in Salcio. Piccole, silenziose, perfette per una pausa contemplativa tra una cantina e l'altra. E se vuoi una esperienza immersiva, prenota una visita guidata in e-bike attraverso i vigneti...o magari a bordo di una jeep. Diverse cantine offrono tour su due ruote con tappe per degustazioni panoramiche.


Spello


Chiudiamo in bellezza con quello che è forse il borgo più curato d'Italia. Spello è un tripudio di fiori e pietre rosa che al tramonto brillano di una luce quasi irreale. Ma non siamo qui per fare i fotografi, siamo qui per l'Olio Extravergine d'Oliva.

Quello di Spello è tra i migliori del mondo. È oro liquido. Vai in una delle tante bruschetterie del centro e ordina una "semplice" bruschetta all'olio e sale. Sentirai il sapore dell'erba tagliata, del carciofo, quel retrogusto piccante che ti pulisce la bocca.
Non perderti la torta al testo, focaccia cotta su pietra che farciscono con erbette di campo, salsiccia, formaggio. È lo street food umbro per eccellenza, quello che mangi camminando per i vicoli dopo aver visitato le chiese affrescate da Pinturicchio.

Accompagna tutto con un bicchiere di Grechetto, un bianco umbro di carattere. E se hai ancora un po' di spazio, cerca i legumi di queste terre: la lenticchia di Castelluccio o la fagiolina del Trasimeno.
Spello si esplora meglio su due ruote, possibilmente elettriche visto che di salite ce ne sono parecchie. Diversi operatori locali noleggiano e-bike per tour guidati o autonomi tra gli uliveti, con mappe che ti portano ai frantoi, alle cantine e ai punti panoramici sulla Valle Umbra.
Ma la vera chicca è la Villa dei Mosaici di Spello, complesso residenziale romano scoperto solo nel 2005 durante lavori edilizi. I mosaici pavimentali sono spettacolari: scene mitologiche, decorazioni geometriche, colori vividi conservati per duemila anni. Il sito è fuori dal centro, in zona Santa Maria di Capodimonte, e il modo più comodo per raggiungerlo è prenotare un transfer in jeep con autista che ti porta, aspetta durante la visita e ti riporta in centro.