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Cosa vedere, fare e mangiare per scoprire Trento

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Cosa vedere, fare e mangiare per scoprire Trento Aggiornato il 23 Febbraio 2026
di Angelica Losi
Cosa vedere a Trento? Una città piccola ma piena di sorprese: piazze da cartolina, castelli, musei moderni e montagne a due passi. Ecco cosa non perdere per viverla davvero

Tra le vette che incorniciano l'Adige e il rigore di un’architettura che sa di storia imperiale, Trento si muove con un passo tutto suo. Non ha la fretta delle metropoli, ma nemmeno la staticità dei borghi di montagna. È una città-laboratorio dove il Concilio del Cinquecento dialoga con la tecnologia del futuro, e dove il confine tra il salotto urbano e il sentiero nel bosco è quasi invisibile.
Il capoluogo trentino è una di quelle mete che funzionano bene in qualsiasi stagione. D'estate ci sono i festival, i mercati, i turisti che usano la città come base per salire in quota. D'inverno il centro si raccoglie su sé stesso, si fa più intimo, e i caffè storici diventano rifugi naturali dove scaldarsi con una tazza di qualcosa. In mezzo, la primavera e l'autunno regalano forse i momenti migliori: meno gente, luce morbida, e quella qualità dell'aria che solo le città alpine sanno offrire. Ecco cosa vedere, le attività imperdibili e i piatti tipici per scoprire la vera anima di Trento.


Il centro di Trento

Il consiglio, se volete davvero entrare nella città senza perdervi le cose che i cartelli turistici non raccontano, è quello di affidarsi a una guida locale per un tour a piedi. Circa due ore, il tempo giusto per non stancarsi e non annoiarsi, che permettono di muoversi tra Piazza Duomo, il Castello del Buonconsiglio, i vicoli del centro medievale e le tracce, meno visibili ma ben presenti, della dominazione veneziana e poi austriaca.

Piazza Duomo

Nel cuore di Trento, la cattedrale di San Vigilio continua a dominare lo spazio con la sua facciata romanica, rimasta quasi immutata nel tempo. Al centro della piazza spicca la Fontana del Nettuno: barocca, imponente, forse persino eccessiva rispetto alle proporzioni circostanti, ma ormai parte integrante dello scenario urbano. Intorno, palazzi affrescati che raccontano secoli diversi e contribuiscono a conservare uno dei nuclei storici meglio preservati del Nord Italia.

Castello del Buonconsiglio

Pochi minuti a piedi bastano per arrivare al Castello del Buonconsiglio, per secoli sede del potere dei principi vescovi. Il complesso è ampio, stratificato, oggi trasformato in polo museale. Tra le sale, la Torre dell’Aquila resta una delle tappe più visitate: qui il ciclo di affreschi quattrocenteschi dedicato ai mesi dell’anno restituisce scene di vita quotidiana medievale con un realismo sorprendente, capace ancora di colpire chi entra.

Via Belenzani e i palazzi affrescati

Nel centro storico, via Belenzani scorre più discreta rispetto alle piazze principali. È una strada stretta, spesso tranquilla nelle ore meno affollate, dove le facciate affrescate dei palazzi emergono una dopo l’altra. Scene celebrative, figure storiche, decorazioni simboliche: un patrimonio diffuso che molti attraversano senza fermarsi davvero a osservare. Una galleria all’aperto, più silenziosa che spettacolare, ma tra le più caratteristiche della città.


Il MUSE

Firmato da Renzo Piano, il MUSE si trova nel quartiere Le Albere, a dieci minuti dal centro. È un museo di scienze naturali che funziona benissimo anche per chi di solito i musei li evita. L'allestimento è pensato per far camminare i visitatori attraverso i diversi ambienti naturali delle Alpi, dal fondovalle fino alle quote più alte. Coinvolgente, moderno, sorprendentemente non noioso. Con bambini è una tappa quasi obbligata.


Trekking con alpaca nella natura

Un’attività a contatto con la natura imperdibile? La possibilità di fare un trekking in compagnia degli alpaca. Si parte con un momento nel recinto: avvicinarsi agli alpaca, capire come si comportano, accarezzarli. Hanno quell'espressione unica che li rende simpatici a prescindere. 
Ogni partecipante conduce un alpaca al guinzaglio, il percorso è facile, il ritmo è lento per definizione. E in quella lentezza c'è qualcosa che funziona davvero: il silenzio, il bosco, la stranezza dolce di camminare accanto a un animale che non ti conosce ma ti segue comunque.
L'esperienza dura circa 3 ore e si svolge principalmente in italiano, con spiegazioni base disponibili anche in inglese e tedesco. È adatta a famiglie, coppie, a chiunque abbia voglia di staccare dal solito schema dell'escursione in montagna. Non ci sono salite impegnative, non serve equipaggiamento speciale. Serve solo la voglia di rallentare un po'.


Passo San Pellegrino

Poco oltre il Passo San Pellegrino, al confine tra Trentino e Veneto, c'è la conca di Fuciade. In inverno diventa uno di quei posti che sembrano usciti da qualcosa di irreale: i pendii bianchi, i tabià di legno scuro che punteggiano il paesaggio, e sullo sfondo le Pale di San Martino da un lato e la Marmolada dall'altro.
L'escursione guidata con le ciaspole si adatta alle condizioni della neve e al gruppo. Si cammina su pendii aperti e poi tra il bosco rado, con un passo che la montagna invernale impone naturalmente. Il silenzio è una delle cose che colpisce di più. Non il silenzio assoluto, ma quello della neve fresca che assorbe i suoni e lascia spazio a qualcosa di diverso.


Escursione con le ciaspole

Per chi invece cerca una sfida un po’ più fisica e panorami che tolgono il fiato, l'appuntamento è  ad Andalo. Da qui parte un’escursione classica, ma dal taglio selvaggio: l'anello sulla dorsale del Monte Canfedin.
È un percorso di circa 6 km con dislivelli montani, consigliato ad adulti e ragazzi dai 10 anni in su che hanno già un po' di confidenza con il cammino. Dopo il briefing con la Guida Alpina, si prende l'impianto di risalita da Laghet per portarsi subito in quota e risparmiare le gambe per la parte più scenografica.


Cosa mangiare e bere a Trento

Dopo tanto camminare, la ricompensa deve essere all’altezza. La cucina trentina è una cucina di sostanza, di burro di malga, di farine grezze e di sapori decisi.

  • Canederli. Le palle di pane raffermo arricchite con speck, formaggio o spinaci, servite in brodo o con burro fuso e salvia;
  • Strangolapreti. Gnocchetti di pane e spinaci, un classico della tradizione "povera" ma ricchissima di gusto;
  • Carne Salada. Spesso servita cruda come carpaccio o scottata in padella con i fagioli "en concia".
  • Tortel di Patate. Tipico della Val di Non ma onnipresente a Trento, una frittella di patate grattugiate accompagnata da salumi, formaggi e confettura di mirtilli rossi.

Non si può parlare di Trento senza citare il Trentodoc, lo spumante metodo classico che nasce dalle uve Chardonnay e Pinot Nero coltivate in altitudine. La mineralità delle rocce si sente in ogni bollicina. E poi ci sono i rossi: il Teroldego Rotaliano, il "principe" dei vini trentini, e il Marzemino.

Per chi vuole andare oltre il semplice calice al ristorante, l’esperienza consigliata è una visita in cantina con degustazione. Molte aziende storiche si trovano a pochi chilometri dal centro. Entrare nei luoghi dove il vino riposa per anni sui lieviti, tra botti di rovere e architetture ipogee, aggiunge un tassello fondamentale alla comprensione del territorio.